Falcone e Borsellino al cinema e in TV – i film da vedere per capire le stragi di Capaci e via d’Amelio
Il cinema e la TV hanno raccontato in molti modi la vita e il sacrificio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, trasformandoli in un patrimonio di memoria collettiva. Dai film per il grande schermo alle miniserie, fino ai docufilm pensati per le scuole, queste opere aiutano a non dimenticare le stragi di Capaci e via d’Amelio e chi ha scelto di servire lo Stato fino in fondo.
I film su Falcone e Borsellino: dal tribunale alla vita privata
Il primo grande racconto cinematografico arriva nel 1993 con “Giovanni Falcone” di Giuseppe Ferrara, uscito a un anno dalla strage di Capaci. Michele Placido interpreta Falcone, mentre Giancarlo Giannini veste i panni di Paolo Borsellino. Il film copre il periodo dal 1981 al 1992 e segue la vera storia del magistrato, concentrandosi sugli ultimi anni di lavoro e sulla lotta a Cosa Nostra che lo porterà all’attentato del 23 maggio 1992.
Nel 2015 Fiorella Infascelli firma “Era d’estate”, con Beppe Fiorello nei panni di Borsellino e Massimo Popolizio in quelli di Falcone. La pellicola è ambientata nell’estate 1985, quando i due giudici vengono trasferiti d’urgenza all’Asinara con le loro famiglie dopo una minaccia particolarmente grave. Girato proprio sull’isola, il film – candidato ai David di Donatello – mostra una dimensione più privata e familiare dei magistrati, impegnati in quei mesi sul Maxiprocesso.
Uno sguardo ancora più intimo arriva con “Francesca e Giovanni. Una storia d’amore e di mafia” di Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Il film racconta la relazione tra Francesca Morvillo (Ester Pantano) e Giovanni Falcone (Primo Reggiani), entrambi magistrati, circondati dalle morti di colleghi e amici e dalla costante paura di diventare le prossime vittime nell’inferno delle stragi degli anni ’80. Il racconto valorizza in particolare la figura di Morvillo, giudice e poi consigliera alla Corte d’Appello di Palermo.
Un altro punto di vista è quello de “Il traditore” di Marco Bellocchio (2019), incentrato su Tommaso Buscetta, mafioso poi collaboratore di giustizia, interpretato da Pierfrancesco Favino. Fausto Russo Alesi è Falcone. Il film segue soprattutto la storia di Buscetta, ma mette in scena anche il lavoro del magistrato, ed è stato selezionato per rappresentare l’Italia agli Oscar 2020 come miglior film in lingua straniera, come ricorda Sky TG24.
Miniserie e docufilm: il racconto corale della lotta alla mafia
In TV la memoria di Falcone e Borsellino passa soprattutto attraverso miniserie e docufilm. “Paolo Borsellino – I 57 giorni” di Alberto Negrin, trasmesso per la prima volta nel 2012, ripercorre il periodo tra il 23 maggio e il 19 luglio 1992: i 57 giorni che separano la morte di Falcone e quella di Borsellino (interpretato da Luca Zingaretti). Falcone non è incarnato da alcun attore, perché la narrazione parte direttamente dalla strage di Capaci.
Già nel 2004 era arrivata la miniserie “Paolo Borsellino” di Gianluca Maria Tavarelli, ambientata a Palermo tra il 1980 e il 1992. Segue le vicende del pool antimafia guidato prima da Rocco Chinnici e poi da Antonino Caponnetto, con Ennio Fantastichini nel ruolo di Falcone e Giorgio Tirabassi in quello di Borsellino. Fabrizio Moro ha dichiarato di aver scritto la canzone “Pensa” dopo aver visto questa serie, collegando direttamente fiction televisiva e canzone civile.
Nel 2006 arriva “Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra” di Andrea e Antonio Frazzi, miniserie ispirata al libro “Storia di Giovanni Falcone” di Francesco La Licata. Massimo Dapporto interpreta Falcone, Elena Sofia Ricci è Francesca Morvillo, con le musiche di Ennio Morricone a sottolineare il tono solenne del racconto.
Il giudice Falcone compare anche in “1992”, serie creata da Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo da un’idea di Stefano Accorsi e trasmessa su Sky Atlantic, dove è interpretato da Claudio Spadaro, inserito nel più ampio quadro dell’Italia di Tangentopoli.
Sul versante documentaristico, “Falcone e Borsellino – Il fuoco della memoria” di Ambrogio Crespi è un docufilm che dà voce a familiari, magistrati, giornalisti, docenti e studenti, restituendo umanità a chi ha pagato con la vita la fedeltà allo Stato. Realizzato dal Dipartimento DEMS dell’Università di Palermo nell’ambito del progetto Officina UNIPA per la legalità, è stato condiviso dal Ministero dell’Istruzione con le scuole italiane come strumento di memoria e consapevolezza civile, in linea con i percorsi di educazione alla legalità.
Nel 2005, “In un altro Paese” di Marco Turco analizza invece il rapporto tra mafia siciliana e Stato italiano negli anni della Prima Repubblica, intrecciando la vicenda umana e professionale di Falcone e Borsellino con la storia di Cosa Nostra e dei suoi legami con la politica dagli anni ’70 fino ai giorni nostri.
I film sulla scorta e su chi è morto accanto ai magistrati
Alcuni lungometraggi scelgono di concentrarsi sulla scorta e sulle persone che hanno condiviso il destino dei magistrati. “Gli angeli di Borsellino” di Rocco Cesareo (2003) racconta la figura di Emanuela Loi (Brigitta Boccoli), unica donna della scorta di Paolo Borsellino uccisa nella strage di via d’Amelio il 19 luglio 1992. È stata tra le prime donne poliziotte impiegate nel servizio scorte e la prima agente donna della Polizia di Stato a morire in servizio, insignita della medaglia d’oro al valor civile il 5 agosto 1992.
Nel 2012 esce “Vi perdono ma inginocchiatevi”, che ricostruisce le vite degli agenti morti a Capaci. Il film è liberamente ispirato al libro di Felice Cavallaro e Maria Rosaria Schifani, vedova di Vito Schifani, uno degli agenti uccisi. Proprio dalle parole pronunciate dalla donna ai funerali – “Io vi perdono però vi dovete mettere in ginocchio” – nasce il titolo del film.
La miniserie “L’attentatuni – Il grande attentato” di Claudio Bonivento (2001), basata sul romanzo-inchiesta “L’attentatuni. Storia di sbirri e di mafiosi” di Giovanni Bianconi e Gaetano Savatteri, si concentra invece sull’operato della DIA dopo l’attentato di Capaci. Girata a Palermo, vede nel cast, tra gli altri, Veronica Pivetti e Claudio Amendola.
Come scegliere cosa vedere per ricordare Falcone e Borsellino
Per avvicinarsi a queste storie senza perdersi tra titoli e formati, può essere utile:
- partire dai film più narrativi (“Giovanni Falcone”, “Era d’estate”) se si cerca un primo contatto emotivo;
- passare poi alle miniserie (“Paolo Borsellino”, “Giovanni Falcone, l’uomo che sfidò Cosa Nostra”) per un quadro più ampio del pool antimafia;
- integrare con docufilm come “Falcone e Borsellino – Il fuoco della memoria” o “In un altro Paese” per una maggiore consapevolezza storica e civile;
- non dimenticare i film sulla scorta, che ricordano come il sacrificio non sia stato solo dei magistrati ma anche di chi li proteggeva ogni giorno.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino restano simboli della lotta alla mafia, e il cinema continua a essere uno degli strumenti più potenti per trasmettere la loro eredità alle nuove generazioni.



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